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Todeschini - Giacomo Francesco Cipper

(Feldkirch, Austria 1664 - Milano 1736)

Biografia

L’opera di questo pittore, ignorato da tutte le fonti artistiche del Settecento, è stata ricostruita solo a partire dalla seconda metà del secolo scorso quando il mercante d’arte londinese, Thomas Walesby fece conoscere quattro scene di genere segnalando altre sue opere nelle collezioni reali inglesi di Hampton Court. Più recentemente, nel 1986, Vittorio Caprara, grazie al fortunato ritrovamento dell’atto di nascita dell’artista, ha potuto precisarne la nazionalità e ricostruirne lo scarno profilo biografico.

Giacomo Francesco Cipper è nato in Austria a Feldkirch, nel Voralberg, il 15 luglio 1664, da Giovanni Gaspare e Eva Ruodolphin. Non conosciamo la professione del padre, né quando si trasferì in Italia. Nel 1696 lo troviamo residente a Milano in casa Carcano nella parrocchia di S. Vito al Pasquirolo, dove il 17 ottobre di quell’anno sposa la figlia di un notaio del quartiere, Giulia Francesca Galdone. Nel 1703 si trasferisce in contrada della Signora nella parrocchia di Santo Stefano Maggiore, ma nel 1709 lo ritroviamo ancora nella parrocchia di S. Vito al Pasquirolo in casa Negri. Nel 1720 ritorna, infine, nella parrocchia di Santo Stefano Maggiore dove abiterà fino alla morte il 18 ottobre 1736.

Negli ultimi trent’anni il catalogo dell’artista si è molto arricchito e il suo percorso stilistico appare oggi sufficientemente delineato.

La sua prima opera firmata e datata, Natura morta con piatto di ciliegie, piatto di fichi, formaggi, sedano e calice, in collezione privata a Como, è del 1700, mentre la Scena zingaresca, con i due ragazzi che giocano a carte, già nella collezione Geri, è datata 1705. Ciò ha indotto lo stesso Caprara a ipotizzare che la produzione giovanile del Todeschini fosse fatta soprattutto di nature morte e che solo successivamente, dopo il suo arrivo in Italia, egli si sia dedicato alla pittura di scene di genere, per le quali oggi è soprattutto famoso. Spesso cromaticamente vivaci e ambientate all’aperto le sue opere del primo decennio, il Todeschini ripiegherà sempre più negli anni successivi verso composizioni al chiuso meno sguaiate nel colore, ma sempre di tono teatrale e ridanciano. Sulla scorta dei maggiori approfondimenti critici sulla sua opera, Alessandro Morandotti (La Natura morta in Italia, Milano, Electa, 1989, vol. I, p. 288) riconduce il suo repertorio di contadini che mangiano, scene zingaresche, giocatori di carte o di morra, concerti, lezioni di musica, venditori di pesce, e i suoi “incarnati risolti arditamente con toni bruni appena accesi da colpi di rosso e di bianco” alla lezione del pittore danese Eberhard Keil, detto Monsù Bernardo (1624 – 1687), vissuto a Roma nella seconda metà del Seicento e che tra Roma e Napoli trasse la maggior parte dei motivi delle sue scene di genere. A differenza, tuttavia, degli altri pittori di scene di genere del XVII secolo, come molti caravaggeschi, ma anche del XVIII (si pensi, ad esempio, al Ceruti), e malgrado il suo indubbio virtuosismo tecnico, Todeschini bandì accuratamente dalla sua pittura ogni atteggiamento pensoso o malinconico e ogni intento psicologico e sociale, mantenendosi sempre, per carattere personale e, forse, per il gusto della sua clientela, entro un sorridente e facile umorismo, anche quando questo contraddice il tema stesso del quadro, come ne La Carità, in collezione privata viennese, che è una delle sue ultime opere. Proprio per questo le sue nature morte, che hanno il loro punto di riferimento in quelle del pittore tedesco del Seicento attivo in Veneto, Joseph Heinz il Giovane, appaiono spesso più convincenti delle sue scene di genere e sono ritenute dalla critica più congeniali al suo temperamento d’artista.

Bibliografia

M.L. Tognoli, G.F.C., il “Todeschini” e la pittura di genere, Bergamo, 1976; Rose Wishnevsky, Cipper Giacomo Francesco, in Dizionario Biografico degli Italiani, 25, Roma, Istituto dell’Enciclopedia Italiana, 1981; Vittorio Caprara, Notizie biografiche su Giacomo Francesco Cipper, il Todeschini, in “Paragone”, 441, 1986; Alessandro Morandotti, Giacomo Francesco Cipper detto il Todeschini, in La natura morta in Italia, I, Milano, Electa, 1989; Vittorio Caprara, Giacomo Francesco Cipper detto il Todeschini, in La pittura in Italia. Il Settecento, II, Milano, Electa, 1990; M.S. Proni, Giacomo Francesco Cipper detto il Todeschini, Soncino (CR), Ed. Del Soncino, 1994; Béatrice Sarrazin (a cura di), Autour de Giacomo Francesco Cipper. Gens d’Italie aux XVIIe et XVIIIe siècles, cat. della mostra di Le Havre e Reims, Editions Fage, 2005.

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Opere in catalogo