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Mostra - Johann Jakob Meyer
Viaggio pittoresco attraverso lo Stelvio, la Valtellina e il lago di Como (1831)

 

Johann Jakob Meyer
Viaggio pittoresco attraverso lo Stelvio, la Valtellina e il lago di Como (1831)

Nel 1825 l’ing. Carlo Donegani portava a termine la costruzione della strada dello Stelvio dal Tirolo a Bormio come via di collegamento diretto,  attraverso la Valtellina e il lago, tra Vienna e Milano. L’opera, un capolavoro dell’ingegneria ottocentesca (49 Km., 82 tornanti, 10 grandi  ponti, 7 gallerie perforanti o in muratura, decine di gallerie in legno paravalanghe) , era stata fortemente voluta (e finanziata) dall’imperatore austriaco Francesco I per motivi essenzialmente militari, dopo che nel 1815 il Congresso di Vienna aveva definitivamente annesso la Valtellina al Lombardo-Veneto. Ma alle armate austriache la strada non servì mai. Troppo facile sabotarla e rimanervi imbottigliati. Servì, invece, ad avviare lo sviluppo turistico del bormiese, divenendo presto una nuova via tra l’Europa e l’Italia. Se ne accorse subito un pittore di Zurigo, Johann Jakob Meyer, un acquarellista che fin dal 1815 si era dedicato al paesaggio della Svizzera meridionale, fra Ticino e Lombardia.
Allievo, in gioventù, del grande pittore romantico svizzero-inglese Heinrich Füssli, da cui aveva appreso il gusto del sublime, e poi di Gabriel Lory senior, da cui aveva mutuato la passione per il paesaggio alpino e il viaggio pittoresco, Meyer apparteneva a una generazione erede dell’Illuminismo che aveva imparato a coniugare ragione e sentimento, passione per la natura e ammirazione per la scienza e l’artificio e che vedeva, perciò, nelle comode strade che allora si aprivano nell’arco alpino il presupposto stesso del godimento estetico del paesaggio naturale d’alta quota.
Era la stessa cultura di quel pubblico colto europeo, per il quale erano pensate le sue stampe, fatto di aristocratici e alto borghesi sempre alla ricerca di nuove emozioni che, dopo le guerre napoleoniche, nell’Europa pacificata della Restaurazione, era tornato a muoversi e a viaggiare, rinnovando, sulle orme del Viaggio in Italia di Goethe, i fasti del Grand Tour settecentesco.
Meyer percorre la nuova strada dello Stelvio, col suo taccuino di disegni in mano, nell’estate del 1829, quando era stato completato il suo prolungamento lungo la Valtellina e il lago. La strada era allora la più alta e spettacolare di tutto l’arco alpino. Dagli 850 metri di Spondigna, in Alto Adige, essa saliva, infatti, ai 2757 metri del Passo dello Stelvio, aprendo ad ogni tornante uno scenario grandioso, sempre nuovo e diverso, di vette alpine e di ghiacciai che arrivava a lambire, fin quasi a sfiorare il cielo, prima di scendere, sul versante italiano, per l’impervia e paurosa valle del Braulio, e di giungere, attraverso i principali centri della Valtellina, alle dolci sponde del lago e alle sue incantevoli insenature, che Meyer percorre fino a Lecco e a Como.
Nascevano così, nel 1831, le 36 vedute del  Mahlerische Reise auf der neuen Kunst-Strasse  aus dem Etschthal in Tyrol über das Stilfser-Joch durch das Veltlin längs dem Comersee nach Mayland (Viaggio pittoresco sulla nuova strada dalla valle dell’Adige in Tirolo attraverso il Passo dello Stelvio e la Valtellina, lungo il lago di Como fino a Milano), con cui iniziava la scoperta romantica dello Stelvio, come nuova via all’incantesimo del lago.
Meyer  organizza il suo Viaggio pittoresco come una grande partitura visiva in grado di far risuonare, a contatto con la natura alpina, tutte le corde dell’anima romantica dal sublime, all’arcadico, all’elegiaco, grazie alla strada che coi suoi tourniquets, le sue gallerie in pietra o scavate nella viva roccia, i suoi sistemi paravalanghe e i numerosi punti di sosta e di riparo, consente di contemplare comodamente, a piedi o in carrozza, luoghi un tempo inaccessibili all’uomo, di sfiorare la sommità del cielo, entrare nelle viscere della montagna, percorrere in tutta la sua lunghezza una valle alpina, aggirarsi fra le sue storiche rovine e godersi dalle rive tutta la struggente bellezza del lago e delle sue innumerevoli insenature, trasformando il viaggio in un’entusiasmante altalena di emozioni.
Per incidere all’acquatinta i suoi disegni egli si avvalse di tre diversi incisori, Rudolf Bodmer (1804-1841), il nipote, cui si devono tutte le acquatinte dei due versanti dello Stelvio e della Valtellina, oltre che qualcuna del lago, l’amico Franz Hegi (1774-1850), uno dei maggiori incisori zurighesi, che si incaricò di realizzare quasi tutte le acquetinte del lago e Lucas Weber (1811-1860 ca.), cui si deve la squisita incisione di Lierna.

Dell’album furono pubblicate nel 1831, dallo stesso Meyer, due edizioni, una col frontespizio in tedesco, l’altra con lo stesso frontespizio in francese, che era nell’Ottocento la lingua dell’aristocrazia europea. In entrambe le edizioni, le incisioni sono corredate da una doppia didascalia in tedesco e in francese e arricchite da una dettagliata carta stradale dell’itinerario seguito da Meyer, dovuta all’amico pittore e cartografo zurighese Heinrich Keller (1778-1862). Nelle collezioni della Bps è presente l’album originale completo del Meyer col  frontespizio inciso in tedesco,  le 36 incisioni all’acquaforte e all’acquatinta a due colori in bianco e nero, e la cartina stradale del Keller.
Un secondo album rilegato, sempre col frontespizio in tedesco e le incisioni a due colori, è pure presente nelle collezioni della Bps, ma incompleto e composto solo delle prime 19 incisioni,  quelle limitate al tratto tra il Tirolo e la Valtellina fino a Morbegno.
Meyer realizzò anche edizioni più costose dell’album, con le incisioni acquerellate a colori,  oppure elaborate in azzurro e seppia, vendendo anche separatamente i singoli fogli, cosa che, dopo di lui, faranno gli antiquari quasi sempre smembrando e ritagliando le incisioni dagli album originari. Nelle collezioni  della Bps sono largamente presenti anche un gran numero di tali stampe sciolte, soprattutto nella versione (quasi completa) in azzurro e seppia, ma anche in bianco e nero e a colori.
Nella mostra sono riportati alcuni esempi di tali versioni in azzurro e a colori che consentono di valutare comparativamente  le diverse sfumature e i differenti effetti che si generano nelle tre versioni, pur nella comune radice acquarellistica  prodotta dalla tecnica dell’acquatinta.