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Mostra - Dal Paesaggio alla natura morta
Cinque artisti valtellinesi del Novecento

Sala 3 - GLI ANNI ’80: IL CASO GINI

 

Alla fine degli anni ’60, quando in Valtellina sono ancora in piena attività gli artisti che nel secondo dopoguerra avevano rinnovato l’arte locale, una nuova generazione di artisti più sensibile ai valori introspettivi della ricerca artistica e alle nuove forme in grado di esprimere sulla tela l’invisibile attraverso il visibile, si affaccia sul proscenio provinciale trovando peraltro un buon punto di appoggio, oltre che nel mecenatismo artistico di banche ed enti pubblici, anche nella competenza e nel gusto collezionistico del prof. Giuseppe Piperata, un medico istriano trasferitosi in Valtelllina, che dell’arte locale diventa una sorta di nume tutelare.   Fra questi artisti l’esponente più promettente e interessante è, senza dubbio, il chiavennasco Ferruccio Gini che si impone presto con i suoi paesaggi e le sue nature morte di geometrica purezza e di metafisico nitore venato di enigmatico e sottile lirismo. Gini, cioè, rielabora in forme radicalmente nuove e con sensibilità tutta moderna due dei tradizionali soggetti della pittura valtellinese, il paesaggio e la natura morta, dando ad essi uno spessore concettuale ed esistenziale sconosciuto all’arte locale.  Ne sono un esempio eloquente le cinque tele della collezione d’arte della Bps, qui presentate, volute dall’architetto Caccia Dominioni per l’arredo della direzione della sede della Bps di Milano.