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Mostra - Tracce. Il paesaggio evocativo nell'arte valtellinese del secondo Novecento

Sala 3 - APOGEO E CRISI DEL PAESAGGIO EVOCATIVO

 

Ma è in Angelo Vaninetti che la forma del paesaggio evocativo tocca nella pittura valtellinese il suo vertice. Tutto in Vaninetti è evocazione dell’uomo nelle cose, ridotte esse stesse a personaggi, come osservò acutamente a suo tempo Giacometti.  Le tre opere in mostra, Tea a Livigno, Rustici in Valtellina e l’enigmatico Finestra sul muro bianco, “microcosmo di malinconia” come lo definì Wolfgang Hildesheimer, sono fra i massimi esempi del suo vibrante espressionismo montanaro, rude e delicatissimo.    C’è nel paesaggio evocativo degli artisti valtellinesi un sentimento neoromantico di nostalgia per un mondo che scivola irrimediabilmente nel passato, da cui la vita al tramonto emana i suoi ultimi bagliori.  È un sentimento che trova nel Tramonto a Piona di Felice Cattaneo, un artista di indirizzo neo impressionista, un’efficace sintesi espressiva, con quella piccola barchetta solitaria sulla vasta distesa del lago, che nei bagliori del crepuscolo evoca la vita e la ruralità lacustre, caricando di senso umano la suggestione del paesaggio e dell’ora. In Ferruccio Gini, questo sentimento si stacca dal paesaggio e dal mondo rurale, si dissolve per trasformarsi in romantica sete di infinito modernamente espressa con un teso e metafisico lirismo geometrico, quasi astratto, in cui non c’è più evocazione di cose ma solo umanissima e indefinita nostalgia, pura, senza confini, mobile e inattingibile come l’orizzonte.