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Mostra - Alle radici dell’arte moderna

 

Alle radici dell’arte moderna

il volto e il paesaggio nella cultura artistica del ‘600 e del ‘700
Il periodo che dal Rinascimento porta, nel corso del Seicento e del Settecento, alla diffusione  del barocco è di straordinaria importanza per la formazione dei caratteri dell’arte moderna. 
Nato come arte della Controriforma, il barocco, tuttavia, si emancipa presto dalla sua matrice religiosa, per diventare il linguaggio figurativo comune a tutta la koinè artistica europea. In questo processo i suoi contenuti si secolarizzano, diventano sempre più legati alla realtà quotidiana, finendo per influenzare le stesse forme dell’arte religiosa.   
La Chiesa non è più per gli artisti il principale committente, ma, accanto ad essa, un ruolo sempre maggiore acquista la committenza aristocratica e, soprattutto, il nuovo pubblico borghese di estrazione urbana e mercantile che dà vita a un fiorente mercato dell’opera d’arte e determina decisivi mutamenti nel gusto e nella sensibilità, con la nascita di nuovi generi, come la pittura di paesaggio, e il profondo rinnovamento degli stessi generi tradizionali come il ritratto.

La pittura di paesaggio, ritenuta un arte minore, si enuclea nel Seicento dall’arte religiosa e dai generi tradizionali come la natura morta, per affermarsi nel Settecento come vero e proprio genere a sé, soprattutto nell’arte veneta e fiamminga,  ponendo le basi della grande fortuna che il paesaggio conoscerà nel corso dell’Ottocento.

Non meno importanti i mutamenti che intervengono nell’arte del ritratto e nella rappresentazione del volto.
Appannaggio della sola scultura nell’antichità classica, il ritratto si afferma con l’umanesimo, fra Quattro e Cinquecento, anche nella pittura. Ma è nell’arte barocca europea del Seicento e del Settecento che conosce i suoi più importanti sviluppi,  legati al progressivo affermarsi del valore dell’individuo nella cultura e nella società.
Anche nell’arte religiosa la rappresentazione di Cristo e dei Santi, prima sempre rappresentati quasi esclusivamente all’interno di una scena sacra e che ora acquistano, invece, una propria individualità e un proprio volto nella cui espressività si condensa il senso moderno della santità e del sacro sempre più legato alla realtà e alla quotidianità della gente comune.      

Il gruppo di opere della collezione d’arte Bps presentate in questa mostra virtuale, documenta appunto alcune tappe di questo processo, attraverso grandi artisti come Salvator Rosa, il Grechetto, il francese Sébastien Bourdon, i fiamminghi Thomas Wijck e Matthieu van Plattenberg, i lombardi Carlo Ceresa, Daniele Crespi e Giacomo Ceruti (il Pitocchetto), o il ticinese Antonio Petrini, ma anche attraverso le opere di alcuni maestri minori, rimasti fino ad oggi conosciuti, le cui opere testimoniano della diffusa capillarità di queste trasformazioni.