Contenuti

Mostra - Giancarlo Vitali
Vita di lago

 

Giancarlo Vitali
Vita di lago

Nella seconda metà del Novecento Vitali  è stato come pochi artista di lago, non nel senso dell’infinita schiera di pittori ottocenteschi  che nel Lario cercavano soprattutto il paesaggio pittoresco condito con un pizzico di folklore, ma nel senso che per la prima volta una comunità di lago, Bellano, da cui l’artista non si è mai mosso, diventa nella sua opera un universo artistico, come la Delft di Vermeer, l’Amsterdam di Rembrandt, il parco di Giverny per Monet, la montagna Sainte-Victoire per Cézanne.
Tutta l’opera di Giancarlo Vitali, infatti, è nel complesso, il partecipe, ironico, ma intensissimo ritratto del proprio paese. Sia che ne rappresenti le case e gli uomini, sia che ne raffiguri la vita e il  lavoro, il suo è sempre uno sguardo appassionato sulla quotidianità, su ciò che si ripete ogni giorno uguale eppure sempre magicamente diverso. E’, insomma, la novità del quotidiano ciò che Vitali viene progressivamente scoprendo con la sua opera dal tono così familiare, in cui arte e vita quotidiana si fondono senza soluzione di continuità.  
Come in tutti i grandi artisti, anche in Vitali l’arte, tuttavia, non è solo un dialogo con la realtà, ma è un dialogo ininterrotto con la stessa tradizione artistica, attraverso cui egli viene scoprendo se stesso e il mondo delle proprie forme espressive entro il quale la realtà che lo circonda rinasce a nuova vita, quella dell’arte appunto. Un angolo di mondo, Bellano, diventa così tutto il mondo, si dilata cioè a dimensione universale e l’autobiografia interiore dell’artista si fa autobiografia di un’intera comunità.
A questo mondo Vitali dà forma con prorompente vitalità espressiva nella sua pittura e nelle sue incisioni.  Ma se la sua  pittura é un crepitante intrico materico di colore in grado di restituirci tutta la potente carica vitale che si annida nella fisicità di un volto, nei muri di una casa o nella carne di un animale appena squarciato, nelle sue incisioni, invece, dove le possibilità cromatiche sono limitate, la stessa magica fisicità Vitali la ottiene forgiandosi con inesauribile sperimentalità tecnica i mezzi per ricreare sulla lastra di rame o di zinco gli stessi potenti effetti espressivi ottenuti col colore sulla tela. E così all’acquaforte che esalta gli effetti del bianco e del nero, unisce quasi sempre l’acquatinta, che ne arricchisce le sfumature cromatiche. Alla puntasecca che incide i contorni delle cose accoppia la ceramolle che sfuma e amalgama l’insieme. Riscopre, in qualche caso, l’antica e desueta “maniera allo zucchero”, ma quasi mai di queste tecniche fa un uso tradizionale. La sua acquatinta, ad esempio, ha bianchi profondi e materici che solo il disegno sulla lastra macchiata col bitume, poi accuratamente raschiato col cartoncino, riesce a dare.
Pur essendo perciò arrivato relativamente tardi all’incisione, nel 1980, quando il figlio Velasco Vitali iniziava già a sperimentarne le potenzialità espressive, Giancarlo Vitali si è presto imposto come uno dei maggiori incisori italiani contemporanei.  
Le 23 incisioni qui presentate, tratte dalle più importanti cartelle grafiche di Vitali, Il mio paese del lago (1980), Il mio museo quotidiano e Le forme del tempo – formano un’essenziale antologia della sua produzione grafica e, nello stesso tempo del suo mondo poetico.