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Umberto Lilloni

(Milano 1898 - Milano 1980)

Biografia

Lilloni è nato a Milano 1° marzo 1898 da padre mantovano, ebanista commerciante di mobili, che avrebbe voluto che il figlio ne seguisse le orme. Allievo all’Accademia di Brera, dove ebbe per maestri Cesare Tallone e Ambrogio Alciati, Lilloni organizzò la sua prima personale alla Galleria Bardi di Milano nel 1929, dopo aver partecipato alla Biennale di Venezia nel ’28 e alla II Mostra del Novecento alla Permanente. La sua produzione giovanile di ritratti e di figure è influenzata soprattutto dai suoi maestri di Brera, ma anche dalla tradizione scapigliata che si farà maggiormente sentire nella sua pittura di paesaggio.

Nel 1931 con Del Bon, Spilimbergo, De Rocchi e De Amicis, Lilloni avvia il gruppo storico dei “chiaristi” (come li definirà nel ’40 Piovene), sotto l’energico impulso di Edoardo Persico che da Torino, dove aveva dato vita al Gruppo dei Sei, si era trasferito nel 1929 a Milano, divenendo punto di riferimento critico per i giovani artisti del capoluogo lombardo, prima alla Galleria Bardi e poi con la sua Galleria del Milione. Anche per Lilloni come per i suoi amici, il Chiarismo - un termine mai veramente accettato dall’artista che per la propria opera preferiva parlare di “naturalismo” - più che una scuola, fu il risultato dello spontaneo convergere di un’autonoma e personale tendenza verso una pittura di fondo chiaro, meno monumentale e più intimista, basata sulla riscoperta della forza creativa del colore in rapporto con la tradizionale luminosità della pittura lombarda, di cui Emilio Gola e Pio Semeghini restavano gli interpreti più immediati.

E’ stata questa la cifra stilistica della sua  produzione più matura non solo nei ritratti (molto belli quelli della moglie Mariuccia), e nei nudi di sublimato erotismo, ma soprattutto nei paesaggi della campagna mantovana, dell’appennino ferrarese, di Corniglio, di Bardonecchia, di Milano, di Stoccolma, di Parigi, dell’Olanda, della Svizzera, del Ticino e della Valchiavenna.

Docente dal 1927 al 1941 all’Accademia di Brera e in seguito, fino al 1962, all’Accademia di Belle Arti di Parma, negli ultimi anni di vita Lilloni soggiornò prevalentemente in Svizzera e in Ticino.

Alla poetica chiarista si è mantenuto fino all’ultimo fedele, ma fra i chiaristi si è sempre distinto per il suo lirismo struggente, alimentato da un sottile simbolismo e dalla persistente influenza della pittura scapigliata lombarda. Nei suoi paesaggi una natura evanescente e di una gentilezza quasi orientale ci viene incontro, carica di echi della cultura paesaggistica lombarda, come “una sorta di Arcadia perduta” (Guido Ballo). E’ morto a Milano il 15 giugno 1980.

Bibliografia

Pier Maria Bardi, Umberto Lilloni, Milano, Belvedere, 1929; Emilio Radius, Umberto Lilloni, Alfieri & Lacroix, Torino, 1939; Renzo Modesti, Lilloni, Vallardi, Milano, 1959; Mario Lepore - Mario Monteverde, Umberto Lilloni, Ponterosso, Milano, 1963; Guido Ballo, La linea dell’arte italiana dal simbolismo alle opere moltiplicate, Roma ed. Mediterranee, 1964; Mario De Micheli, Cento opere di Umberto Lilloni, catalogo della mostra, Milano, Le arti, 1971; Luigi Cavallo, Lilloni, Torino, Bolaffi, 1975; Franco Monteforte, Umberto Lilloni (1898-1980), in Franco Monteforte (a cura di), Il paesaggio valtellinese dal Romanticismo all’Astrattismo, Milano, Mondadori, 1990; Jennifer Montagu, Lilloni Umberto, in Dizionario della pittura e dei pittori, III, Torino Einaudi, 1992; Sara Fontana, Lilloni Umberto, in La pittura in Italia. Il Novecento/2. Tomo II, Milano, Electa, 1993; Giorgio Di Genova, Storia dell’arte italiana del Novecento, I, Generazione Maestri storici, Tomo III, Bologna, Bora, 1995; Renata Lilloni (a cura di), Catalogo ragionato dei dipinti e dei disegni dell’artista, Milano, Skira, 2002; Renata Lilloni (a cura di), Lilloni in Piemonte, Milano, Associazione Amici del Museo Lilloni, 2005; Umberto Lilloni. Da Bardonecchia alla Valsesia, catalogo della mostra di Bardonecchia, a cura di Renzo Margonari, Genova, Erredi, 2006.

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