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Augusto Murer

(Falcade, Belluno 1922 - Padova 1985)

Biografia

Augusto Murer è uno dei più rappresentativi, oltre che dei più prolifici, scultori italiani della seconda metà del Novecento.

Nato a Falcade, fra le Dolomiti bellunesi, nel 1922, Murer è rimasto sempre legato alla cultura e all’ambiente alpino delle proprie origini, anche dopo il successo internazionale della sua opera.

Fondamentale per la sua biografia artistica resta tuttavia l’incontro e la breve collaborazione, nell’autunno del ’43 a Venezia, con Arturo Martini che valse a fargli maturare definitivamente la propria vocazione di scultore.

Dopo la guerra e la Resistenza, cui partecipa militando nella Brigata Fratelli Fenti, inizia nel 1945 la sua attività scolpendo il legno che resterà sempre il materiale più congeniale al suo temperamento artistico. Nascono così le prime opere, come il Portale e la Via Crucis della chiesa di Falcade o il Monumento Ossario di Belluno, frutto della committenza locale. Ma presto, dopo la mostra alla Galleria Cairola di Milano che gli attira l’attenzione di critici importanti, da Orio Vergani a Leonardo Borgese a Raffaele De Grada, la sua scultura si afferma in ambito nazionale concentrandosi, in larga parte, nella dimensione pubblica del monumento. Fra gli anni Sessanta e gli anni Ottanta Murer realizza, infatti, una serie incredibile di monumenti, fra cui vanno segnalati il Monumento alla Partigiana a Venezia (1964), i 4 pannelli bronzei per il Ventennale della Resistenza e della Liberazione nella piazza di Belluno (1965), il Monumento alla Vittoria a Vittorio Veneto (1968), il Monumento ai Caduti sulla Piana del Cansiglio (1970), il Monumento al Partigiano sul Monte Grappa (1974) e, nello stesso anno, le porte in bronzo per la cattedrale S. Pellegrino di Caxias do Sul, dedicate al tema dell’emigrazione veneta in Brasile e ritenute una delle sue opere più importanti.

A questa dimensione pubblica del proprio lavoro, Murer affiancò sempre un’instancabile attività espositiva che gli valse prestigiosi riconoscimenti in Italia e all’estero da parte di critici e letterati, come Raphael Alberti, ad esempio, che gli dedicò la poesia Augusto Murer scultore 1977. Questi riconoscimenti si accompagnano alle mostre di Ferrara a Palazzo dei Diamanti (1980-81), di Leningrado al Museo dell’Ermitage (1982), di Milano a Palazzo del Senato (1984), di Roma a Castel S. Angelo (1985) e alla sua partecipazione alla XLI Biennale d’Arte di Venezia (1984).

Nel 1986, a un anno dalla morte, la sua casa-atelier di Falcade, costruita in mezzo al bosco nel ’72 dal suo amico architetto Giuseppe Davanzo, è stata riaperta come museo permanente delle sue opere e spazio culturale ed espositivo per incontri e mostre temporanee.

Murer è “uno scultore di gesto e di materia”, secondo la felice definizione che ne ha dato Franco Solmi. Nella sua scultura, scrive ancora Franco Solmi, “potenza della materia e dinamicità della forma convergono” per diventare una sorta di “narrazione materializzata”, il cui carattere fondamentale è l’istintività (F. Solmi, L’istintività all’origine della ricerca, nell’antologia critica Murer delle montagne, Milano, Prospettive d’arte, 1986) , o meglio, come ha osservato Raffaele De Grada, “una plasticità passionale” profondamente legata alle sue radici montanare. (R. De Grada, Murer, Milano, Giorgio Mondadori & Associati, 1985).

Oltre che al legno, Murer, a partire dal 1964, si è dedicato con assiduità anche alla scultura in bronzo, sia nella dimensione monumentale che in quella artistica più minuta, conservando sempre quei caratteri stilistici di fondo della sua scultura che per Enrico Crispolti restano: “un umanesimo costante”, “il senso drammatico della vita”, “la corporeità e fisicità delle immagini”, “l’attenzione alla materia”, “l’articolazione narrativa” e la “celebrazione dei sentimenti”. (E. Crispolti, Parametri per la scultura di Murer, in Murer delle montagne, cit.).

Murer è stato anche incisore, disegnatore e illustratore di libri.

E’ morto a Padova nel giugno del 1985 in seguito a una malattia che negli ultimi anni ne aveva minato il fisico.

Bibliografia

Andrea Zanzotto, Giuseppe Mazzariol, Murer. Grafica e pittura, Castaldi Edizioni, 1978; Giuseppe Marchiori, I monumenti di Murer, Corbo e Fiori Editori, 1978; Bini Mauro, De Paz Alfredo, Pagani Tiziana, Augusto Murer. Itinerario, ’81, Il Bulino, 1981; Riccardo Barletta, Murer, il solitario di Falcade, Milano, Rizzoli, 1984; Jean Pierre Jouvet, Augusto Murer. Opera grafica, Severgnini-Piersantini editori, 1984; Enrico Crispolti, Augusto Murer, Milano, Mazzotta, 1985; Raffaele De Grada, Murer, Milano, Mondadori e Associati, 1985; AA.VV., Murer delle montagne, Milano, Prospettive d’arte, 1986; Everardo Dalla Noce, Museo Murer Falcade, Falcade, Ed. del Museo Murer, 1987; Mario De Micheli, Carlo Bo, Catalogo delle sculture lignee Augusto Murer. Opere dal 1941 al 1985, Milano, Giorgio Mondadori, 1988; Enzo Di Martino, Mario Panciera, Mario De Micheli, Carlo Bo, Augusto Murer dal legno alla scultura, Milano, Giorgio Mondadori, 1991; Nadia Grassi, Sveva Murer (a cura di), Augusto Murer. Amori e miti, catalogo della mostra di Spoleto, Bolzano, Polaris, 2004; Orietta Berlanda (a cura di), Le forme del legno, Rovereto (TN), Nicolodi, 2004; Carlo Munari, Giorgio Segato, Anna M. Fiore, Augusto Murer, Le acqueforti, Fiore edizioni, 2005.

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