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Adriano Spilimbergo

(Buenos Aires 1908 - Spilimbergo, Pordenone 1975)

Biografia

Di nobile famiglia friulana, discendente dai conti di Spilimbergo, piccolo centro della provincia di Udine, Adriano Spilimbergo è nato a Buenos Aires nel 1908, ma, a partire dal 1911, è sempre vissuto a Milano dove studiò all’Accademia di Brera nella cui atmosfera culturale avvenne la sua formazione. Inizialmente vicino al realismo pittorico e al monumentalismo di Novecento, Spilimbergo se ne distaccò presto sotto la decisiva influenza di Edoardo Persico, il critico napoletano infaticabile fautore di un ritorno alla supremazia del colore e ai modi della pittura primitiva, che su L’Ambrosiano del 26 agosto 1931 indicò nell’opera di questo artista “l’annunzio di una nuova pittura lombarda”.

Alla prima personale del 1930 alla Galleria Bardi e a quella successiva, con Lucio Fontana, alla Galleria del Milione nel 1931, erano già evidenti, infatti, nella pittura di Adriano Spilimbergo quei caratteri stilistici che lo avrebbero portato, insieme a Angelo Del Bon, Umberto Lilloni, Francesco De Rocchi e Cristoforo de Amicis, a formare il gruppo dei “chiaristi”, come li chiamò Guido Piovene, che reagivano al forte chiaroscuro e alle cupe tonalità di un Sironi e della pittura metafisica di Novecento, ritornando ai colori chiari e delicati della tradizione lombarda, coniugata spesso con la libertà cromatica di Matisse e dei Fauves. In questo “andar in bianco” dei giovani  Chiaristi si esprimeva un bisogno di nuova leggerezza e di liberazione dal peso della storia, ma anche, come ha notato Renato Barilli, un sogno di purezza e di infantile innocenza.

Protagonista attivo della vita artistica milanese per tutto il corso degli anni Trenta con la sua partecipazione alle mostre della Permanente, di Brera e della Triennale e a diverse edizioni del Premio Bergamo, Medaglia d’oro all’Esposizione internazionale di Parigi del 1937, presente nel secondo dopoguerra a diverse edizioni della Biennale di Venezia, della Triennale di Milano e della Quadriennale di  Roma, Spilimbergo ha svolto anche un’intensa attività pubblica di organizzatore e animatore culturale come fondatore del premio Bagutta e consigliere della Triennale e della Permanente di Milano.

Nella sua pittura, in cui prevalgono le nature morte e i paesaggi, l’artista friulano si è mantenuto sempre fedele alle premesse stilistiche giovanili, alle tonalità luminose e ai colori chiari in cui tuttavia, secondo Argan, è “facile avvertire una genesi chiaroscurale”. La sua istintiva vena cromatica è rimasta sempre legata a un delicato e poetico naturalismo che si è adagiato col tempo in un facile e gradevole decorativismo, come del resto è avvenuto per molti chiaristi.

E’ morto nel suo paesino di Spilimbergo il 26 dicembre 1975.

Bibliografia

Leonardo Borgese, Per Adriano di Spilimbergo, catalogo della mostra, Spilimbergo, Pro Loco, 1967; Emilio Radius, Spilimbergo, cartella del Ponte Rosso, Milano 1969; Leonardo Borgese, I paesaggi di Spilimbergo, Milano, 1969; Guido Perocco, Raffaele De Grada, Mario Ghilardi, Spilimbergo, catalogo della mostra alla Permanente, Milano, 1975; Mario Ghilardi, I paesaggi di Spilimbergo, cat. mostra Galleria Ponterosso, Milano, 1981; Renzo Margonari, Renato Modesti, Il chiarismo lombardo, Milano, 1986; Franco Monteforte, Adriano Spilimbergo (1908), in Franco Monteforte (a cura di), Il paesaggio valtellinese dal Romanticismo all’Astrattismo, Milano, Mondadori, 1990; Giovanni Severo - Luisa Somaini (a cura di), Pittura a Milano 1945-1990, catalogo della mostra, Milano, Mazzotta, 1992; Elena Pontiggia (a cura di), Il chiarismo lombardo, catalogo della mostra, Milano, Mazzotta, 1995; Giorgio Di Genova, Storia dell’arte italiana del Novecento, III, Generazione Primo Decennio, Bologna, Bora, 1997; Elena Pontiggia (a cura di), Adriano di Spilimbergo: una felicità incerta, catalogo della mostra, Milano, 1999; Elena Pontiggia (a cura di), Il Chiarismo: Omaggio a De Rocchi, cat. della mostra a Palazzo Reale, Milano, Skira, 2010.

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