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Giancarlo Vitali

(Bellano 1929 - )

Biografia

Giancarlo Vitali è nato il 29 novembre 1929 a Bellano (Lecco) da una famiglia di pescatori.

Dopo aver lavorato come apprendista all’Istituto Italiano di Arti Grafiche di Bergamo, alla fine del ’44, sotto lo stimolo di alcuni artisti sfollati a Bellano, comincia a dipingere da autodidatta e nel ’47 partecipa alla Biennale d’arte Sacra all’Angelicum di Milano, dove nel ’49 raccoglie l’apprezzamento di Carlo Carrà per una Visitazione e una Cena in Emmaus.

La povertà della famiglia lo costringerà a rinunziare a una borsa di studio all’Accademia di Brera, ma due soggiorni a Genna, in provincia di Varese, nel ’53 e nel ’56, accanto al pittore Alfio Paolo Graziani, da lui conosciuto a Bellano nel ’43, gli fanno decidere di dedicarsi alla propria vocazione d’artista a Bellano, a diretto contatto coi luoghi e la realtà umana del proprio paese. Nel ’70, dopo la morte del padre, comincia a frequentare la laguna veneta e gli artisti di Burano, Scopinich, Novello e, soprattutto, Consadori.

E’ a Venezia nel 1980 che scopre l’incisione che da quel momento, sotto lo stimolo del figlio Velasco, anch’egli avviatosi alla carriera artistica, si affianca nella sua attività alla pittura come tecnica espressiva particolarmente congeniale al suo temperamento artistico. Conosce così il gallerista ed editore Oreste Bellinzona per il quale realizza nel 1982 la sua prima cartella di 10 incisioni Il mio paese del lago. Ma fondamentale resta nella sua biografia artistica l’incontro nel 1983 con Giovanni Testori, che l’anno seguente, con un appassionato articolo sul “Corriere della Sera”, lo imporrà all’attenzione della critica italiana e ne curerà nel 1985 il catalogo della prima personale alla “Compagnia del disegno” a Milano, accompagnata da una cartella di incisioni per la quale lo stesso Testori scrive le tre Poesie per il trittico del toro di Giancarlo Vitali.

Prende avvio, così, una lunga stagione di indagine critica della sua opera che ha i suoi momenti più significativi nella mostra del 1987 ai Musei Civici di Lecco, La famiglia dei ritratti, in quella del 1991 ai Musei Civici di Lecco, Le Forme del tempo, curata da Alberto Longatti e accompagnata da una cartella di incisioni sullo stesso tema dedicate ad Antonio Stoppani, e in quella del 1996 a Conegliano, curata da Marco Goldin, che ne riassume con oltre cento opere tutto il percorso artistico dal ‘45 al ’95, fino alla più recente di Lecco, curata da Carlo Bertelli con un suggestivo allestimento di Mario Botta.

Anche la sua opera grafica, che nel 1985 si arricchisce dell’importante cartella di incisioni Il mio museo quotidiano, riceve in quegli stessi anni un unanime riconoscimento critico culminato nella grande rassegna del ’94 al Castello Sforzesco di Milano, in occasione della quale è stato presentato il Catalogo generale dell’opera incisa, curato da Paolo Bellini.  

 

Tutta l’opera di Giancarlo Vitali è il ritratto di una comunità, quella di Bellano, delle sue case, dei suoi uomini, della loro vita e del loro lavoro, dove si respira l’atmosfera del lago. Che dipinga paesaggi, ritratti, tori squartati o animali, il suo è sempre uno sguardo appassionato sulla quotidianità, su ciò che si ripete ogni giorno uguale eppure sempre magicamente diverso. E’, insomma, la novità del quotidiano ciò che Vitali viene progressivamente scoprendo con la sua opera dal tono così familiare, in cui arte e vita quotidiana si fondono senza soluzione di continuità.  

A questa realtà, infatti, egli guarda col filtro dei grandi maestri dell’arte italiana ed europea – El Greco, Leonardo, Tiziano, Picasso, Velazquez, Goya, Bruegel, Ensor, Ceruti, Rembrandt, Caravaggio, Van Gogh, ma anche Soutine, Klee e Morandi  - che ne hanno forgiato anima e occhi d’artista e che sono parte inscindibile del suo sguardo sulla vita. In questo senso le 15 incisioni della cartella Il “mio” museo quotidiano, come i suoi numerosi D’Après , rappresentano le fonti più autentiche della sua opera e rivelano ciò che più lo interessa in questi maestri, vale a dire le opere di soggetto più naturalistico e quotidiano: l’infanzia, gli umili, i contadini, le nature morte animali; oppure quelli di soggetto più satirico, moralistico e corrosivo, come i ciechi di Bruegel, le maschere di Ensor, di Picasso, di Rouault, il popolo della notte di Goya, in un continuo alternarsi di virile pietas e di ironico disincanto che sono i due fondamentali registri del suo espressionistico realismo.

Come in tutti i grandi artisti, anche in Vitali l’arte non è solo un dialogo con la realtà, ma è un dialogo ininterrotto con la stessa tradizione artistica, attraverso cui egli viene scoprendo se stesso e il mondo delle proprie forme espressive entro il quale la realtà quotidiana rinasce a nuova vita, quella dell’arte appunto. Un angolo di mondo, Bellano, diventa così un mondo in sé, si dilata cioè a dimensione universale e l’autobiografia interiore dell’artista si fa autobiografia di un’intera comunità.

A questo mondo Vitali dà forma con prorompente vitalità espressiva. Le sue maschere, i suoi ritratti, i suoi umanissimi animali morti, i suoi tori squartati, magnificente e doloroso trionfo della carne e del sangue, sono un crepitante intrico materico di capillari cromatici che si innervano nelle forme pittoriche come un potente e sanguigno soffio animatore che ci restituisce tutta la potente carica vitale che si annida nella fisicità della materia dove il biologico e lo spirituale, la maschera e il volto, la vita e la morte si intrecciano in stretta simbiosi.

Per questo tipo di pittura, l’incisione, con le sue limitate possibilità cromatiche, è sempre una sfida che Vitali, da quando nel 1980 ha cominciato a praticarla, ha affrontato forgiandosi con inesauribile sperimentalità tecnica i mezzi espressivi per ricreare sulla lastra gli stessi potenti effetti ottenuti col colore sulla tela. E così all’acquaforte che esalta gli effetti del bianco e del nero, unisce quasi sempre l’acquatinta, che ne arricchisce le sfumature cromatiche. Alla puntasecca che incide i contorni delle cose accoppia la ceramolle che sfuma e amalgama l’insieme. Riscopre, in qualche caso, l’antica e desueta “maniera allo zucchero”, ma quasi mai di queste tecniche, come avverte Paolo Bellini, fa un uso tradizionale. La sua acquatinta, ad esempio, ha bianchi profondi e materici che solo il disegno sulla lastra macchiata col bitume, poi accuratamente raschiato col cartoncino, riesce a dare. Ne risultano incisioni di straordinario vigore espressivo come Autunno o quelle della cartella Il mio paese del lago in cui Vitali dà vita sulla lastra a quel  microcosmo umano bellanese che ne é la prima molla ispiratrice.

Di quel microscomo le incisioni raccolte nella cartella Le forme del tempo rappresentano il perfetto contrappunto. In esse Vitali, sulla scorta di Antonio Stoppani, il celebre autore del Bel Paese, entra nelle viscere stesse di quella terra che è stata la scena della sua opera, per scoprirvi uno scrigno di forme modellate dal tempo di cui ci dà un suo personalissimo e fantastico catalogo geo-artistico.

Nel mondo dei fossili l’atmosfera da fisica diventa metafisica, propria di un universo sotterraneo immobile e senza tempo su cui poggia l’intera realtà visibile, un po’ come il nostro stesso subconscio, anch’esso, a suo modo, insondabile deposito fossile delle più ancestrali pulsioni umane, su cui poggia misteriosamente la vita.

Bibliografia

Giovanni Testori (a cura di), Giancarlo Vitali. Opere 1980-1984, Milano, Compagnia del Disegno, 1985; Giancarlo Vitali. La famiglia dei ritratti, prefazione di Giovanni Testori, catalogo della mostra di Lecco, Musei Civici - Villa Manzoni, Milano, Electa, 1987; Alberto Longatti (a cura di), Giancarlo Vitali, Le forme del tempo. Omaggio ad Antonio Stoppani, catalogo della mostra, Lecco, Musei Civici, Galleria Bellinzona editore, 1991; Paolo Bellini (a cura di), Giancarlo Vitali. Catalogo dell’opera incisa, Milano, O. Bellinzona - C. Linati editori/Lecco Editrice Stefanoni, 1994; Marco Goldin (a cura di), Vitali opere 1945-1995, catalogo della mostra di Conegliano, Milano, Electa, 1996; Giancarlo Vitali Opere 1974-1997, catalogo della mostra, Lecco Galleria Bellinzona, 1997; Il paese del pittore, Testo critico di Marco Fragonara, una poesia di Tonino Guerra e un testo di Andrea Vitali, De Agostini/Rizzoli, 2000; Giancarlo Vitali - D’Après, catalogo della mostra di Bergamo (Arsmedia) e Milano (Compagnia del disegno), Prefazione di Giuliano Collina, testo critico di Giovanni Testori, Itaca edizioni, 2001; Giovanni Testori, L’oltranza della pittura, raccolta di scritti sull’opera di Giancarlo Vitali, Itaca edizioni, 2003; Cartella Clinica, diario di un soggiorno indesiderato, catalogo della mostra nell’aula magna dell’ospedale Manzoni di Lecco, testo critico di Marco Vallora e scritti di Giancarlo Vitali e Andrea Vitali, Cattaneo editore, 2005; Leonardo Castellucci (a cura di), Giancarlo Vitali, Opere, catalogo della mostra all’Istituto italiano di cultura di Madrid, Madrid, 2007; Carlo Bertelli (a cura di), Giancarlo Vitali, ritratti di pollame, carne, rose e girasoli, con testi di Mario Botta e Marco Vallora, catalogo della mostra di Lecco, Ance-Casa dei Costruttori, Federico Motta editore, Milano, 2008; Franco Monteforte (a cura di), Vita di lago. Omaggio a Giancarlo Vitali, Sondrio, Banca Popolare di Sondrio, 2009.

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