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Grechetto - Giovanni Benedetto Castiglione

(Genova 1609 - Mantova 1664)

Biografia

Il ritrovamento della registrazione del suo battesimo il 23 marzo 1609 nella parrocchia genovese dei Santi Nazario e Celso, ha consentito di stabilire con esattezza la data di nascita di G.B. Castiglione, detto il Grechetto, rimasta a lungo alquanto incerta. Si conosce poco della sua formazione artistica e della sua prima attività. Probabilmente lavorò nella bottega del pittore genovese G.B. Paggi e poi, forse, in quella di Sinibaldo Scorza, fino alla morte di questi nel 1631, come lascerebbero intendere le opere di soggetto animalista attribuite al suo periodo giovanile (L’entrata degli animali nell’arca dell’Accademia Ligustica di Genova e Noè fa entrare gli animali nell’arca degli Uffizi di Firenze), vicine a quelle dello stesso Scalza e alla cerchia degli artisti nordici presenti in quegli anni a Genova e raccolti attorno ai fratelli De Wael e a van Dick, con i quali il Castiglione entrò certamente in contatto e da cui deriva anche il suo interesse per gli animali e il paesaggio.

Nel 1632 lo troviamo a Roma dove viene raggiunto dal fratello Salvatore che ne diviene il più fedele seguace e dove nel 1634, sull’onda della fama acquistata con i suoi Viaggi di Giacobbe, diviene membro dell’autorevole Accademia di S. Luca. L’ambiente romano è in quegli anni dominato dalle figure del Bernini, di Pietro da Cortona e di Nicolas Poussin, la cui pittura di rievocazione fantastica del mondo classico eserciterà sul Castiglione una costante influenza, assieme a quella di Rubens. Grechetto fu il nome che gli venne dato probabilmente per il suo modo di vestire “all’Armenia” e di “fingersi greco, e sconosciuto”.

Messo in ridicolo da una sciarada per le sue scene di viaggi, nel 1635 il Castiglione abbandonò Roma e si trasferì a Napoli, ma nel 1639 è di nuovo a Genova dove, fra il 1640 e il 1641, sposa Maddalena Cotuzia.

Le poche opere conosciute di questo periodo sono soprattutto di soggetto biblico e religioso, ma questi sono anche gli anni in cui la sua produzione grafica, per la quale il Castiglione è ancora oggi soprattutto famoso e apprezzato, sulla scorta delle suggestioni di Poussin, si popola di satiri e ninfe, sullo sfondo di un paesaggio archeologico fatto di rovine, busti abbandonati ed erme solitarie che emergono malinconicamente dalla fitta vegetazione che li ricopre, acquistando una dimensione fantastica che testimonia il suo persistente interesse per la magia, l’alchimia e l’astrologia.

Nel 1647 il Castiglione torna a Roma con la famiglia e si stabilisce nello stesso quartiere del Bernini, di Mattia Preti, di Pietro da Cortona e del Maratta, cioè dei massimi protagonisti del barocco romano con cui ebbe un’intensa frequentazione e la cui influenza è testimoniata, del resto, dalla cosiddetta Immacolata di Osimo, oggi all’Institute of Arts di Minneapolis, una delle sue opere più note e più importanti, affidata in primo tempo proprio a Pietro da Cortona.

Dopo il 1651, quando il Castiglione lasciò Roma, non si hanno notizie molto precise sui suoi spostamenti e non si sa come e quando cominciasse esattamente a lavorare per i Gonzaga di Mantova, forse in qualità di pittore di corte - come lascerebbe intendere il gran numero di sue opere citate nelle collezioni gonzaghesche - o più probabilmente da semplice artista, come lasciano trapelare la corrispondenza col duca di Mantova Carlo II che comincia solo nel 1659 e la saltuarietà dei suoi soggiorni mantovani.

Lo ritroviamo, infatti, ancora a Genova nel 1659, a Venezia tra il ’59 e il 1661, a Mantova nella primavera del ’61 e a Genova nel ’63, quando dipinge l’ultima sua opera datata, il Viaggio Patriarcale, oggi al Museo di Capodimonte a Napoli. A quest’ultimo periodo appartengono anche L’entrata degli animali nell’arca (1662) - che testimonia della persistenza del soggetto animalista nella sua pittura accanto a quello del viaggio - e le due piccole Crocifissioni, in cui appare massima l’influenza rubensiana nelle forme che sembrano ormai sgretolarsi, nella pennellata che si fa più rapida e vorticosa e nel colore che assume un andamento impetuoso e torrentizio.

Il Castiglione morì a Mantova il 5 maggio 1664, come è stato ormai definitivamente accertato, e non nel 1663, come indica il registro dei membri defunti dell’Accademia romana di S. Luca, o nel 1665, come recita l’iscrizione sulla sua tomba nella cattedrale di Mantova.

Bibliografia

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