Contenuti
Immagine dell'opera

Giovanni Thoux

(Verrès 1935 - )

Sant’Anselmo

Dimensioni

105 x 76 x 5 cm.

Tecnica

Legno dipinto e tecnica mista

Firma

Provenienza

Provenienza: acquisto su commissione diretta all’autore

Esposizioni

Commento

Nel 2009, in occasione del IX centenario della morte di Sant’Anselmo - il doctor magnificus, padre della filosofia Scolastica - Aosta, la città che nel 1033 gli aveva dato i natali, ha voluto celebrarlo con un ciclo di importanti manifestazioni culturali, culminate nel convegno internazionale su “Sant’Anselmo, figura europea”. In questo modo, il santo, uno dei più importanti di tutto il medioevo - spesso più conosciuto come Anselmo di Canterbury, dal nome della città inglese di cui fu vescovo dal 1096 al 1109 - è tornato, più propriamente, ad essere Anselmo d’Aosta, non solo perché ad Aosta era nato, ma perché in Val d’Aosta è sempre stato uno dei santi più amati e popolari, come dimostrano la targa che il comune all’inizio del ‘900 volle apporre sulla facciata della sua supposta casa natale e la grande statua che nel 1909, nell’VIII centenario della sua morte, fu eretta sulla via Xavier de Maistre, nel centro di Aosta.

In realtà Anselmo aveva poco più di vent’anni quando, per la netta opposizione del padre a farsi monaco benedettino, fuggì da Aosta per approdare prima in Borgogna e poi in Normandia, nell’abazia benedettina di Notre-Dame du Bec, dove iniziò a seguire l’insegnamento di Lanfranco di Pavia. Qui prese gli ordini monastici e sostituì, in seguito, il suo stesso maestro nell’insegnamento delle Arti Liberali del Trivium (grammatica, retorica, dialettica) e del Quadrivium (aritmetica, geometria, astronomia e musica), fino a diventare nel 1078 abate del monastero. Qui scrisse anche alcune delle sue opere più note, come il Monologion , il Proslogion e il De libertate arbitrii.
Nominato nel 1093 arcivescovo di Canterbury e primate d’Inghilterra, si scontrò ripetutamente con il re Guglielmo I in difesa della libertà e dell’autonomia della Chiesa dal potere politico, al punto da essere ripetutamente condannato all’esilio, inaugurando un secolare conflitto con la corona inglese che, dopo di lui, avrebbe avuto i suoi maggiori campioni in Tommaso Becket e Tommaso Moro. A Canterbury, dove morì nel 1109, Anselmo scrisse, tra l’altro, un’opera importante come il Cur Deus Homo (Perché un dio uomo) e mantenne un fecondo rapporto coi suoi allievi, come dimostra il suo imponente epistolario.
Tutta la filosofia di Anselmo si fonda sulla ricerca di un’armonia tra fede e ragione. Per Anselmo la ragione, intesa come ricerca della verità, richiede come suo necessario presupposto la fede, ma, a sua volta, la fede, per penetrare il mistero divino, richiede la ragione: Fides quaerens intellectus, scrive nel Proslogion. Ogni conoscenza umana trova così il suo culmine nella conoscenza di Dio, cioè della verità suprema. Si può conoscere Dio a partire dai dati sensibili, e di ciò Anselmo fornisce 4 prove. Ma si può conoscere Dio anche a priori, per via puramente logica, attraverso la sola ragione. E la ragione incontra direttamente Dio quando giunge al limite delle sue stesse possibilità di pensare, quando cioè non riesce a pensare nulla che possa essergli maggiore. Dio è, appunto, ciò di cui non si può pensare il maggiore. E’ la famosa prova ontologica anselmiana, avversata da San Tommaso d’Aquino e da Kant, difesa da San Bonaventura, da Cartesio, da Leibniz e da Hegel, e ancor oggi oggetto di discussione tra i filosofi.
Ma, a prescindere, dal suo rilievo filosofico e teologico, ciò che rende moderna la figura di Sant’Anselmo è non solo il suo pensiero, ma anche il suo irriducibile pacifismo che lo portò ad avversare profondamente la guerra e le stesse crociate, da lui proibite ai suoi monaci e sconsigliate agli stessi laici perché ritenute un’impresa sbagliata, un pericoloso “girovagare senza regole”, in nome di una “guerra santa” contraria all’immagine della Civitas Dei, della Gerusalemme celeste, che è una città di pace.

Nel bassorilievo di Giovanni Thoux, il Santo, in veste episcopale, ha i tratti paterni e umanissimi del maestro che spiega e mira a convincere senza fanatismo, come mostra il protendersi in avanti del busto e del viso accompagnato dall’elegantissimo gesto con cui distende la mano, mentre con l’altra regge un suo libro. La cattedra su cui è assiso, decorata a motivi di architettura gotica, non è solo quella vescovile di Canterbury, ma anche quella dell’insegnante. Sant’Anselmo, infatti, non fu solo uno dei massimi teologi e filosofi medievali, ma, come ci dice il suo biografo, il monaco Eanardo, fu anche un profondo innovatore nella didattica, amato e seguito dai suoi studenti. Anche qui due giovani monaci e una suora lo ascoltano con devota attenzione.
Sullo sfondo stanno riuniti la chiesa aostana di S. Orso, il campanile del IX secolo, concluso nel XII, il Teatro romano e la Torre dei signori di Quart, i segni, insomma, dell’Aosta medievale, che ne raccontano l’origine e delineano l’ambiente in cui Anselmo visse fino a più di vent’anni, quello delle radici della sua stessa personalità,  come ribadisce la scritta sulla copertina del volume che tiene in mano: Anselme Aoste.
Ma è l’originalissimo linguaggio artistico ciò che caratterizza il bassorilievo. Thoux non vi adotta solo quel suo primitivo espressionismo popolaresco medievaleggiante, ricco di riferimenti colti e sempre a metà tra miniatura e pittura, che ne ha reso celebre lo stile scultoreo, ma compone in sghembe e disarticolate prospettive tutti gli elementi della rappresentazione, dando all’immagine un tono quasi fiabesco. Il primo piano con Sant’Anselmo e i suoi discepoli in ascolto è un interno privo di mura che galleggia sospeso nell’aria, giustapposto alle architetture del fondo che sembrano reggersi in incerto e precario equilibrio l’una sull’altra. Sant’Anselmo stesso sembra volteggiare sul pavimento come su un tappeto volante.  Nel finissimo realismo descrittivo della scena - dalla decorazione del pavimento al raffinato panneggio delle vesti del Santo - irrompe così un modernissimo sentimento del caos, alla Tadini per intendersi, che qui allude a un mondo, quello di Sant’Anselmo, per molti versi simile a quello caotico attuale, il mondo dell’Europa dopo l’Anno Mille in preda a continue crisi e convulsioni. Tutto oscilla, insomma, tra realismo e rappresentazione fantastica e solo la figura fuori scala del Santo e il massiccio trono su cui è seduto, simbolo della Chiesa, riescono a dare solidità e certezza alla scena, che il vivace cromatismo del rilievo scultoreo rende viva e quasi tattile.

Note