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Federico e Carolina Lose

(G÷rlitz /Dresda, 1776 (Federico) Dresda, 1784 (Carolina) - Milano, 1833 (Federico) - 1837 (Carolina))

Campo Dolcino

Dimensioni

mm. 135x190

Tecnica

Acquatinta

Firma

In basso a sinistra: F. Lose dis. dal Vero ed inc.

Provenienza

Esposizioni

Commento

Nel 1824 era entrata in funzione la nuova strada carrozzabile  dello Spluga, già pronta fin dal 1822 sul versante lombardo, ma completata solo quell’anno sul versante svizzero-grigionese ad opera dell’ing. Riccardo la Nicca.

Uno dei primi artisti a percorrerla è Federico Lose che, in quello stesso 1824, ne ricava un album di 16 incisioni, il Viaggio pittorico e storico  al Monte Spluga da Milano a Coira, che è anche la prima guida visiva al nuovo itinerario turistico tra la Lombardia e l’Europa e la prima descrizione pittorica moderna delle alpi lombarde.

Solo due anni più tardi, infatti, nel 1826, uscirà a Zurigo l’album di incisioni  di Johannn Jacob Meyer  Die Bergstrassen durch den Canton Graubündten (Le strade montane del Canton Grigioni), con i testi del dott. Jacob Gottried Ebel, tedesco naturalizzato svizzero, come Lose era naturalizzato lombardo.

La nuova carrozzabile rendeva l’antico itinerario dello Spluga molto più agevole e spettacolare anche nei punti più arditi, mediante un percorso appositamente pensato per godere di uno scenario alpino tra i più spettacolari e grandiosi, destinato a diventare nell’Ottocento, un tòpos del Grand Tour europeo.  

Fino ad allora tutte le stampe sulla via dello Spluga avevano avuto un tono piuttosto drammatico per l’asprezza  e le difficoltà del percorso. Nelle incisioni di Lose, invece, la natura alpestre perde, per la prima volta, il suo carattere ostile, per acquistarne uno più domestico e amichevole, in cui i pericoli di un tempo si trasformavano in un piacevole alternarsi di emozioni per l’occhio.

Ne è un esempio questa acquatinta, Campo Dolcino, che si presenta come una rilassante distesa di verde nel cuore della natura alpina, una “tregua della terra”, come Giovanni Bertacchi chiamava Campodolcino alludendo alla serena dolcezza, coerente col nome, dell’ampia conca di prati che si apre a oltre mille metri di quota tra le cupe asperità  del massiccio dello Spluga. 

La veduta è ripresa dal tratto del percorso che scende da Pianazzo e mostra,  al centro, la frazione di Corti, dietro la quale si vede in lontananza la chiesa di S. Giovanni, mentre sulla destra, ai piedi del costone roccioso, si profilano le case dei minuscoli nuclei di Tini e Portarezza.

E’ questo il primo album, nella produzione dei coniugi Lose, in cui Federico è autore sia dei disegni che delle incisioni all’acquatinta, solitamente eseguite dalla moglie Caroline, quell’anno forse impegnata in una delle sue numerose gravidanze.

Le incisioni di Federico Lose sono accompagnate nell’album da note storiche e descrittive dovute allo stesso editore, Francesco Bernucca.

Da notare, dopo la firma, l’espressione “disegnò dal Vero” che mostra come fosse presente nella sensibilità romantica del primo Ottocento quell’istanza verista che alla fine del secolo la soppianterà del tutto.

 

La veduta raffigura Campo Dolcino, in alta Val Chiavenna, che si presenta come una rilassante distesa di verde nel cuore della natura alpina, una “tregua della terra” come la chiamava Giovanni Bertacchi  alludendo alla serena dolcezza, coerente col nome, dell’ampia conca di prati che si apre a oltre mille metri di quota tra le cupe asperità  del massiccio dello Spluga.

In primo piano due viandanti, uno a piedi l’altro a cavallo, si incrociano  lungo la strada. Dietro ad essi un somiere spinge i suoi muli carichi di merci.  Al centro, la frazione di Corti, dietro la quale si vede in lontananza la chiesa di S. Giovanni, mentre sulla destra, ai piedi di un costone roccioso, si profilano le case dei minuscoli nuclei di Tini e Portarezza.

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Note