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Immagine dell'opera

Giancarlo Vitali

(Bellano 1929 - )

A Velazquez

Dimensioni

mm 192x342

Tecnica

Acquatinta e maniera allo zucchero su zinco

Firma

Firmata sul foglio in basso a destra: Gian Vitali

Provenienza

Acquisto diretto da editore

Esposizioni

Commento

Le 15 incisioni della cartella Il “mio” museo quotidiano, pubblicata nel 1985 da Vitali, rappresentano nel complesso le fonti più autentiche della sua pittura, un omaggio ai grandi maestri del passato verso cui l’artista di Bellano ha maggiormente guardato e che più di ogni altro ne hanno influenzato l’opera. Vi troviamo El Greco, Leonardo, Tiziano, Picasso, Velazquez, Goya, Bruegel, Ensor, Giacomo Ceruti (Il Pitochetto), Rembrandt, Caravaggio, Van Gogh.
Spesso ciò che di questi grandi artisti colpisce la sensibilità di Vitali non è tanto un’opera quanto un particolare in cui egli riconosce se stesso, come in questo omaggio a Velazquez, in cui l’artista ritaglia e ingrandisce il dettaglio dei tre volti contadini ne I beoni (Los Borrachos) di Velazquez, più noto, forse, col titolo Il trionfo di Bacco. Rispetto al dipinto di Velazquez, scompaiono in questa incisione Bacco e la sua corte di beoni coi pampini in testa, scompaiono la tazza e i bicchieri colmi di vino che i tre contadini tengono in mano esibendoli con orgoglio davanti all’osservatore e restano invece, proprio i volti dei tre contadini, con la loro pelle lavorata dalla fatica, dal sole e dal vento e l’espressività umanissima del loro sguardo, che in Velazquez fa da contrappunto alla bellezza allegorica idealizzante di Bacco, ma che qui diventa, invece, il vero soggetto della composizione.
In questa trinità di volti che raffigura le tre età dell’uomo, noi riconosciamo, infatti, un volto solo, quello della vita nella sua più schietta e naturale espressione.
Vitali ricorre qui, come gli è abituale, all’acquatinta stampata in bianco nero per ottenere effetti pittorici che la sola acquaforte non riesce a dare. Ma, in questo caso, l’uso combinato dell’acquatinta e della maniera allo zucchero - incidendo cioè il disegno sulla lastra con un pennello intinto in una soluzione acquosa di zucchero e inchiostro di china - non solo incrementa ancor di più l’effetto pittorico, ma dà ai grigi trasparenze, gradazioni e vibrazioni luminose da acquerello, altrimenti impossibili. E questa incisione, in effetti, è un vero e proprio acquarello in bianco nero.

 

Note