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Titolo dell'opera:

Paesaggio (1951)

Autore:

Livio Benetti

(Trento 1915 - Sondrio 1987)

Dimensioni:

cm 52x62

Tecnica:

Olio su tavola

Stile:

Naturalismo novecentesco

Firma:

Firmato e datato in basso a sinistra: Benetti '51

Provenienza:

Acquisto diretto dall'autore

Paesaggio (1951)

Quando nel 1937 Benetti giunge per la prima volta in Valtellina, ciò che lo colpisce, come egli stesso scrive, è innanzitutto “la sua ricchezza di tinte e di toni” che lo porta ad avviare, dopo la parentesi bellica, una capillare esplorazione artistica del suo paesaggio nel tentativo di portarne alla luce le caratteristiche più intime e profonde con una libertà espressiva e una modernità di risultati che rende ancor oggi di grandissimo interesse il ciclo dei suoi bellissimi paesaggi valtellinese degli anni Quaranta e Cinquanta.

Questo paesaggio fluviale del '51 si colloca, mio avviso, al vertice di questa produzione per la perfetta resa atmosferica ottenuta con moderno uso informale del colore. Benetti vi rappresenta la realtà non così com'è, ma come egli la vede, cioè con quella libertà espressiva della propria impressione interiore che è il presupposto spirituale di ogni arte moderna. L'acqua, la vegetazione, la montagna si distinguono, con delicatissima nettezza, per leggeri stacchi di luminosità tonale, accentuati da bagliori di luce rosata, entro la fondamentale tonalità di grigio che li rifonde continuamente in una indistinta unità. E' questa unità profonda ciò che Benetti cerca nella varietà degli elementi paesistici e che ne costituisce, per così dire, l'anima. Il risultato è un paesaggio di una delicatezza quasi giapponese, in cui Benetti raggiunge il punto di massima vicinanza all’estetica impressionista di un Monet, da lui studiata e profondamente ammirata negli anni veneziani. Nello stesso tempo egli fissa qui, una volta per tutte, quella che ritiene essere in quegli anni la fondamentale caratteristica del paesaggio valtellinese, cioè una tonalità albescente grigio-dorata in cui si esprime quella “certa vena di malinconia” che Benetti immediatamente vi avverte.