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Titolo dell'opera:

Natura morta (1983)

Autore:

Gianfranco Ferroni

(Livorno 1927 - Bergamo 2001)

Dimensioni:

mm 300x240

Tecnica:

Litografia

Stile:

Realismo metafisico

Provenienza:

Acquisto

Note:

II stato

Tiratura: 100 esemplari + XV + 4 prove d’autore di cui 2 colorate a mano

Esemplare: 78

Stampatore: Cesare Linati, Milano

Bibliografia

Sandro Parmigiani (a cura di), Gianfranco Ferroni. La luce della solitudine - 60 litografie 1963-1999, catalogo della mostra di Reggio Emilia, I Quaderni di Palazzo Magnani, Reggio Emilia, 1999, p. 52, n. 41; Arialdo Cerebelli, Chiara Gatti (a cura di), Gianfranco Ferroni, Litografie. Catalogo ragionato, con un testo di Marco Vallora, Bergamo, Lubrina, 2006, p. 104, n. 63.

Natura morta (1983)

Gli oggetti presentano sempre un doppio volto nello spazio, quello luminoso e quello in ombra, inseparabili l'uno dall'altro. Luce e ombra danno rilievo oggettivo all'esistenza delle cose nello spazio, ma segnano anche il confine fra la loro evidenza fisica e la loro esistenza immateriale, entro un mondo ideale che ci resta inafferrabile e di cui, tuttavia, intuiamo l'esistenza e avvertiamo profondamente la necessità per sottrarre il mondo all'insignificanza e al nulla. “All’interno del nulla - dice Ferroni - ho bisogno sempre di ordine. Credo che anche là dove ora non c’è nessuna possibilità di organizzarsi della vita, ci sia sempre un ordine che è al di sopra delle nostre possibilità di conoscenza, l’ordine cosmico. E questo ordine io lo rivivo quasi microscopicamente direi nel linguaggio del mio fare e nell'organizzare la materia o il segno.” Lo spazio aleggia dunque attorno alle cose come un alone di mistero che Ferroni si sforza di penetrare nella sua pittura e nelle sue incisioni. Le sue, perciò, non sono nature morte, ma nature vive, di una vita che è oltre le cose, al di là della loro evidenza fisica. Sono, in una parola, illuminazioni, come nel caso di questa litografia.

E' una tavola imbandita di luce quella che ci offre qui Ferroni, in cui ogni cosa ha il suo lato d'ombra, anche il lenzuolo che ricade davanti a noi, le cui pieghe e i cui stropicciamenti dicono il caos e la vita. Stretto fra la parete d'ombra in primo piano e quella di fondo, il tavolo con gli oggetti che vi si dispongono casualmente, risplende ancora più luminoso. Esso riceve dall'alto la luce che si riflette sulla parete di fondo come un'aureola di sacralità sull'atto di un'impossibile rivelazione, specchio mistico vuoto della tavola piena di oggetti.