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Titolo dell'opera:

Baita di montagna (Tea a Livigno) (1971)

Autore:

Angelo Vaninetti

(Regoledo di Cosio 1924 - Regoledo di Cosio 1997)

Dimensioni:

cm 60x100

Tecnica:

Olio su compensato

Stile:

Naturalismo novecentesco

Firma:

Firmato e datato in basso a destra: Vaninetti '71

Provenienza:

Acquisto diretto dall'autore

Bibliografia

Franco Monteforte, Tracce. Il paesaggio evocativo nell’arte valtellinese del secondo Novecento, Banca Popolare di Sondrio, 2018

 


 

Baita di montagna (Tea a Livigno) (1971)

Dove il passato manda gli ultimi spasimi di vita, lì Vaninetti intinge il suo pennello. Pochi artisti come lui hanno saputo rendere il fascino dei muri scalcinati dei casolari, la tattile suggestione del legno anneritoe consumato dal tempo nelle facciate delle vecchie baite o la vita che ancora spira dal fatiscente disordine dlele architetture contadine. Fra il pittore e il suo oggetto si instaura un legame intimo e profondissimo di conoscenza, una totale compenetrazione e fusione d'anime, si direbbe. È questa compenetrazione ciò che sopratutto si sforza di rendere vaninetti nella sua pittura. Egli non mira solo a riprodurre il suo oggetto, ce lo vuol fare conoscere e amare, come egli stesso lo ama. Da qui quel velo di sottile pietas che avvolge tutte le cose da lui rappresentate  racchiudendole in un'atmsfera di empatica identificazione.  

E' il caso di questa grande tea, come a Livigno chiamano la baita, abbandonata dagli uomini, ma non per questo priva di una sua propria vita nei suoi rattoppi di calce, nelle sue finestre sprangate, nel suo stesso tetto sconnesso.

Racchiusa tra il verde del prato in primo piano e l’azzurro serotino del cielo in alto, la grande baita,  di tipica architettura Walser a tronchi sovrapposti e incastrati agli angoli, si snoda davanti ai nostri occhi orizzontalmente in tutta la composizione con un cromatismo in grado di rendere tutte le venature del legno e le ferite del tempo, narrando la sua singolare e secolare biografia.