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Titolo dell'opera:

avvocato Annibale Caccia Dominioni (Lí) (1992)

Autore:

Simone Gentile

(Sevres, Parigi 1918 - Milano 1996)

Dimensioni:

130 x 97

Tecnica:

Olio su tela

Stile:

Realismo figurativo

Firma:

Simone Gentile Milano 1992

Provenienza:

Acquisto su commissione diretta

avvocato Annibale Caccia Dominioni (Lí) (1992)

Pochi anni prima di morire, Simone Gentile dipinse il ritratto dell’avv. Annibale Caccia Dominioni, allora presidente della Banca Popolare di Sondrio, che 15 anni prima, nel 1977, gli aveva commissionato , per conto del suo Istituto, i due ritratti di Ezio Vanoni. Non è, tuttavia, il banchiere che l’artista vuole ritrarre, ma l’uomo e l’amico.
Come nei due ritratti di Vanoni, anche qui la fisionomia è precisa, l’espressione vivida, la posa dinamica. Caccia Dominioni, in giacca e cravatta vistosamente verdi, è seduto con la mano sinistra su una gamba, mentre la destra fa leva sul bracciolo della sedia sollevando il gomito ad angolo retto, dando un senso attivo e dinamico al personaggio.
Come nella ritrattistica antica, l’artista inserisce qui sullo sfondo, a sinistra, un brano paesistico, alquanto raro e inusuale nei suoi ritratti, ma che contestualizza l’uomo e dà significato al ritratto. A essere raffigurato, infatti, è il versante orobico entro cui svetta il campanile della chiesa di San Martino nel cimitero di Morbegno, a denotare lo stretto legame dell’antica e nobile famiglia milanese dei Caccia Dominioni con il centro della bassa Valtellina, di cui l’avvocato era stato sindaco dal ’56 al ‘64 e dove il fratello, l’arch. Luigi Caccia Dominioni, aveva realizzato la bella biblioteca dedicata a Ezio Vanoni, che di Morbegno era nativo. E un riferimento proprio al fratello architetto lo si può forse vedere nel verde della giacca e nel rosso del muro di fondo, i suoi colori più amati, insieme al nero.
Ma ciò che più colpisce in questo ritratto è il forte senso di fisicità che emana dalla figura, costruita per vivaci masse cromatiche, in cui spicca il verde dell’abito, declinato dalla luce in tutte le tonalità, in diretta corrispondenza con quello del paesaggio. E sotto l’incalzare del colore e della luce, la figura, ha scritto Luigi Cavallo, “perde polpa plastica e assume corpo luminoso”.