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Titolo dell'opera:

lavoro in Valtellina (Il) (1959)

Autore:

Livio Benetti

(Trento 1915 - Sondrio 1987)

Dimensioni:

Bassorilievo in bronzo, cm. 82x202

Tecnica:

Bronzo

Stile:

Realismo allegorico

Firma:

Veneto ’58 B

Provenienza:

acquisto diretto dall’autore

Bibliografia

Franco Benetti (a cura di), Livio Benetti, un artista trentino in Valtellina, Sondrio, Mevio Washington & figlio, s.i.d. ma 1982, p.134, n.164

lavoro in Valtellina (Il) (1959)

Nel corso degli anni Cinquanta, quando ormai può contare in Valtellina su una discreta committenza pubblica, Benetti riprende la sua originaria attività di scultore in cui sperimenta un linguaggio nuovo, non più realistico come in precedenza, ma basato su una rappresentazione sommaria della figura soprattutto nella rappresentazione dei temi del lavoro. Ciò che lo interessa, infatti, non è tanto l’individuo, ma il senso comunitario e collettivo del lavoro umano. Le figure sembrano quasi intagliate nel bronzo e la sommarietà della loro raffigurazione  consente all’artista una brulicante trama di forme dai netti contorni che emergono nell’alternarsi di luci e di ombre. Il punto di arrivo di questo nuovo orientamento stilistico è, senza dubbio, nel 1968 il Monumento alla Resistenza in piazza Campello a Sondrio, a mio avviso la sua più importante scultura, ma questo bassorilievo bronzeo realizzato nel ’58 per la facciata di via Veneto dell’ex Albergo Sondrio, ristrutturato come sede di uffici della Bps, ne è certamente uno degli esempi più significativi.
Entro uno spazio tripartito Benetti raffigura le attività tradizionali della valle: l’allevamento, il taglio della segale, la lavorazione della pietra, la vendemmia, la fienagione. Ma, nella parte sinistra, l’asse della rappresentazione è dato dalla produzione dell’energia idroelettrica. In alto a sinistra è rappresentata, infatti, una diga da cui si diparte un grande pilone che si prolunga in basso finendo accanto a una turbina, ad indicare tutto il moderno ciclo di sfruttamento idroelettrico delle acque. Dalla stessa diga deriva il filo di un elettrodotto che termina al centro in un piccolo pilone accanto al Santuario di Madonna di Tirano, con cui Benetti vuole render omaggio al lavoro delle maestranze secentesche che l’hanno realizzato. Tutta la descrizione del lavoro procede così da sinistra a destra e dall’alto in basso, seguendo la geografia produttiva della valle che si diparte appunto dagli impianti idroelettrici dell’Alta Valtellina e dalle pratiche agrarie e pastorali del Parco dello Stelvio.