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Titolo dell'opera:

astronomo Piazzi (Lí) (1956)

Autore:

Livio Benetti

(Trento 1915 - Sondrio 1987)

Dimensioni:

Mosaico in pietra riquadro policromo cm. 279 x 85, area musiva totale cm. 303 x 130

Tecnica:

Tessere lapidee policrome su parete

Stile:

Realismo figurativo

astronomo Piazzi (Lí) (1956)

L’astronomo Giuseppe Piazzi (1746-1826), celeberrimo scopritore nel 1801 del primo asteroide, Cerere, e autore di due fondamentali cataloghi stellari, è raffigurato con il compasso e una carta astrale in mano, chiuso nella veste talare di abate teatino, sullo sfondo del suo paese natale, Ponte in Valtellina, di cui si distinguono chiaramente il campanile e la facciata della parrocchiale di S. Maurizio. Benetti lo colloca tra i quattro padri nobili della Valtellina, sebbene il Piazzi, appartenente a una delle più distinte famiglie del paese, avesse lasciato la valle all’età di 11 anni nel 1757, per non farvi più ritorno, se non fugacemente una volta nel 1789, al rientro da un soggiorno di studio di due anni a Parigi e a Londra, sulla via di Palermo, dove alla fine del ‘700 fonderà uno dei più rinomati centri di ricerca astronomica europea. E, tuttavia, per l’affetto e la simpatia con cui è stato sempre ricordato in Valtellina e nel suo stesso paese, che nel 1871 gli ha eretto una monumentale statua sulla piazza principale, può a ragione ritenersi una delle personalità più rappresentative della valle, da lui stesso, del resto, spesso ricordata nella sua corrispondenza con l’astronomo milanese Barnaba Oriani.
Netto è lo stacco tra la figura e il paesaggio pontasco di fondo e notevole nel mosaico la minuzia descrittiva  del panneggio dell’abito religioso, reso attraverso un abile gioco di luce e di ombra, sempre difficile in un mosaico, e cromaticamente animato dall’inserto del compasso e della carta astrale che ne interrompono a metà l’uniforme monotonia della figura.
Le fonti iconografiche di Benetti sono qui da un lato la statua dell’abate sulla piazza di Ponte in Valtellina, realizzata nel 1871 dallo scultore Costantino Corti, dalla quale Benetti riprende l’atteggiamento pensoso con le mani incrociate in basso, cui aggiunge la carta astrale e il compasso, mentre nel volto, l’artista pare ispirarsi soprattutto al busto marmoreo del Piazzi realizzato nel 1867 dallo scultore Valerio Villareale  e oggi collocato nel Pantheon del tempio di S. Domenico a Palermo. Nel duplice richiamo iconografico, Benetti sintetizza così le due patrie dell’astronomo, quella valtellinese di Ponte e quella palermitana dove, scrive lo stesso Piazzi in una sua lettera, “le radici che ho gettato sono più profonde che non creda io stesso”.