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Titolo dell'opera:

Pietro Ligari (1956)

Autore:

Livio Benetti

(Trento 1915 - Sondrio 1987)

Dimensioni:

Mosaico in pietra riquadro policromo cm. 265 x 94, area musiva totale cm. 302 x 134

Tecnica:

Tessere lapidee policrome su parete

Stile:

Naturalismo novecentesco

Pietro Ligari (1956)

Nell’ambito del ciclo dei mosaici storici di Benetti sulla facciata dell’ex Albergo Sondrio, oggi parte della sede centrale della Bps, Pietro Ligari rappresenta lo spirito artistico della Valtellina. Pietro Ligari (1686-1752), uno dei pittori più insigni del Settecento lombardo e certamente il maggior artista di tutta la storia valtellinese, non fu solo un grande pittore, ma anche un ottimo architetto, un eccellente musicista e un ingegnoso meccanico e costruttore di orologi. Benetti ce ne dà qui una rappresentazione in cui tutti questi molteplici aspetti della sua personalità sono ben riassunti. L’artista è raffigurato combinando le fattezze con cui egli stesso si rappresenta nei suoi due autoritratti. Il cappello è quello che si vede nel suo autoritratto a pastello su carta del 1715, il resto della figura, compreso l’abbigliamento, è ricavato dal coevo autoritratto ad olio. Sulla sinistra ha la tavolozza col pollice infilato, sulla destra tiene i pennelli. Ai suoi piedi sta il violoncello di cui il Ligari fu un abile suonatore. Dietro di lui svetta il campanile con l’orologio della Collegiata di Sondrio che Benetti riteneva sostanzialmente da lui progettato e che ancora viene chiamato impropriamente “ligariano”, ma che, oggi sappiamo, fu dovuto, nelle forme attuali,  al capomastro ticinese Giovanni Cometti e concluso nel 1757 da Pietro Solari. Da notare il ritaglio dell’immagine, inteso a focalizzarne la figura entro la nicchia  interamente rivestita a mosaico bianco monocromatico. Il volto di Ligari giganteggia tra il suo campanile e la montagna di Sondrio, tra l’arte e la natura di cui Ligari  era un appassionato cultore. Fu, infatti, anche un valente agronomo, come dimostrano i suoi Ragionamenti d’agricoltura, scritti  per trasmettere ai figli l’arte della coltivazione della vite sui terrazzi del versante retico valtellinese.