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Titolo dell'opera:

Madre di Dio di Kazan' (Kazanskaja) (XVIII/XIX sec.)

Autore:

Iconista russo del XIX secolo

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Dimensioni:

cm. 31x37

Tecnica:

Tempera su tavola, argento, pietre preziose

Stile:

Icona russa

Provenienza:

Collezione Barbara Marzyńska Biel-Owa

Madre di Dio di Kazan' (Kazanskaja) (XVIII/XIX sec.)

Questa icona, di incerta datazione tra fine Settecento e prima metà del dell'Ottocento, si rifà al modello iconografico bizantino della Madre di Dio di Kazan', dal nome della città russa dove nel 1238 fu portata da Costantinopoli l’icona originaria.
L’interesse dell’icona è soprattutto dovuto al suo prezioso semirivestimento. L'icona è dipinta a tempera ad uovo su foglio d’argento puro applicato sul bolo rossastro (che affiora dove l’argento è deteriorato), steso sopra uno spesso strato bianco di levkas, che nell’icona costituisce la base della preparazione della tavola per accogliere il dipinto. Le basme della bordura dell’aureola sono in argento puro lavorato a sbalzo, come i nimbi, cioè le aureole, della Vergine e del Bambino in cui sono incastonate diverse pietre preziose, tra cui 2 ametiste, un turchese tagliato a cabochon, cioè in forma ovale, due cristalli di rocca, tre rubini anch’essi tagliati a cabochon, un topazio e vari cristalli. Un particolare di rilievo è costituito dalla cuffia ornamentale qui formata da un prezioso ricamo di vere perle di fiume.
Il magnifico semirivestimento trova una sua continuità nell’immagine entro cui si prolunga nel nastro dipinto del maphorion rosso-bruno della Vergine che si chiude a croce sul suo petto e che riproduce le stesse pietre preziose dell’aureola argentea. Anche la stella d’argento col cristallo incastonato sulla fronte della Vergine, simbolo di virginea purezza, ha il suo pendant nella stella dorata dipinta sulla manica del maphorion.
Per il resto il dipinto presenta nei volti tondeggianti i tratti marcati dei grandi occhi a mandorla e del mento, tipico delle icone che replicano antichi modelli di icone bizantine, mentre nella figura di Cristo l’abito rosso purpureo, emblema di regalità, si combina con la fascia blu emblema di umanità, sottolineando la sua doppia natura divina e umana.
I segni e le raschiature presenti sul fondo argenteo alquanto deteriorato, lasciano pensare a una ridipintura dell’immagine della Vergine e del Bambino sopra una precedente icona più antica della quale si intravede la graphia della grande aureola. E, forse, lo stesso fondo ridipinto è stato ritagliato da una più grande icona cui apparteneva, come farebbero intuire altri segni di graphia che appaiono qua e là. Sulla nuova immagine dipinta sarebbero quindi state applicate le basme e i nimbi, anch’essi, forse, più antichi, mentre le iscrizioni coi monogrammi in maiuscola greca dei nomi di Maria e di Cristo sono anch’essi ridipinti.