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Titolo dell'opera:

Madre di Dio Odighitria (1846)

Autore:

Iconista russo del XIX secolo

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Dimensioni:

cm 17x13,5

Tecnica:

Tempera su tavola e riza d’argento

Stile:

Icona russa

Firma:

Sul rivestimento d'argento: O.B. 1846

Provenienza:

Collezione Barbara Marzyńska Biel-Owa

Note:

Sul rivestimento d'argento punzone e data:  O. B. 1846  - Punzone della città di Pietroburgo.

Madre di Dio Odighitria (1846)

L’abbondantissima produzione ottocentesca russa di icone, che ha inondato il mercato dell’Europa occidentale, è stata a lungo ritenuta poco significativa dal punto di vista artistico, ma oggi tende a essere in molti casi giustamente rivalutata e ristudiata con maggiore attenzione critica perché, accanto a moltissime icone di scarso o nessun valore, ce ne sono anche altre notevoli sia nel dipinto che nel rivestimento.
Questa icona ottocentesca appartiene alla tipologia della Madre di Dio Odighitria, Colei che indica la via. Presenta una riza, cioè un rivestimento, di bassa lega d’argento a sbalzo profondo, molto elaborato con motivi ornamentali che inquadrano e disegnano il maphorion della Vergine e il panneggio dell’abito più semplice del Bambino. Anche le aureole, di lega d’argento, sono a raggio molto pronunciato, mentre la cornice dorata a profili smussati e angoli arrotondati è di gusto tipicamente ottocentesco.
La riza, oltre a fungere da protezione, vuole dare maggiore solennità all’immagine avvolgendo la Vergine e il Bambino in un’atmosfera di celeste luminosità. La sua lavorazione mima il dipinto  dando rilievo all’anatomia delle figure.
Del dipinto ad essa sottostante emergono solo il volto e le mani della Vergine, insieme al volto, alle mani e ai piedi di Cristo. La non perfetta corrispondenza tra rivestimento e dipinto, è probabile indizio che non siano stati concepiti insieme, ma adattati l’uno all’altra. Il rivestimento ha il punzone della città di Pietroburgo e quello dell’anonimo maestro O.B, con la data “1846” e il titolo dell’argento “84”.
L’immagine della Vergine non è frontale, ma leggermente rivolta verso il Figlio, come la mano, quasi in atto di supplica. Con il braccio sinistro la Madre sostiene il Bambino e la sua mano, lasciata scoperta dalla riza, ne cinge e trattiene le gambe, mentre la destra è rivolta verso di lui ad indicarne la figura. Sul suo braccio Gesù è seduto come in trono e ciò richiama la prima strofe dell’Acathistos, l’inno liturgico bizantino della Vergine, che recita: “Ave, poiché sei il trono del Re…”). Con la destra Cristo è in atto benedicente, mentre nella sinistra, che fuoriesce a metà della sua figura, in corrispondenza di quella della Madre, stringe il rotolo della legge. Egli è, insomma, il giudice misericordioso, come indica anche il suo volto di adulto pienamente maturo, più che di bambino.