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Titolo dell'opera:

Lago di Novate Mezzola

Autore:

Adriano Spilimbergo

(Buenos Aires 1908 - Spilimbergo, Pordenone 1975)

Dimensioni:

cm 60 x 80

Tecnica:

Olio su tela

Stile:

Chiarismo

Firma:

Firmato in basso a destra: Spilimbergo

Provenienza:

Commissione diretta della banca all’artista nel 1959

Esposizioni:

1990, Sondrio, Palazzo del Governo, Il paesaggio valtellinese dal Romanticismo all'Astrattismo, n. 48

Bibliografia

14 pittori in Valtellina e Valchiavenna, a cura di M. Gianasso, Sondrio 1961, tav. XXIV; F. Monteforte, Il paesaggio valtellinese dal Romanticismo all'Astrattismo, catalogo della mostra, Milano, 1990, p. 168; AA.VV., Tesori d'arte delle banche lombarde, Roma, 1995, p. 509

Lago di Novate Mezzola

La tremolante atmosfera invernale del lago di Novate Mezzola, in Valchiavenna, è resa in questo paesaggio di Spilimbergo attraverso pochi segni sempre più evanescenti, che spingono lo sguardo in lontananza verso la sagoma delle montagne che si disegna ampia e leggera nella chiara luminosità del paesaggio in cui tenui guizzi di bianco riverberano delicate sfumature grigioperlacee.

Il gioco speculare fra lago e montagna si svolge qui attraverso la graduale sfumatura dell’azzurro dell’acqua nel bianco chiarore delle montagne innevate, senza bruschi stacchi cromatici, se si eccettua la massa scura dello sperone roccioso sulla destra che si insinua nella dolce serenità dell’insieme come una nota di sottile precarietà che ne sottolinea l’irrimediabile fragilità.

A differenza che negli altri chiaristi, in Spilimbergo il gioco del chiaroscuro, anche se fortemente attutito, non è mai del tutto eliminato, legato com’è al sentimento romantico della provvisorietà di ogni bellezza e di ogni armonia che ne sostiene l’intera produzione artistica.

Come sempre in Spilimbergo nella scena naturale l’uomo è evocato solo attraverso tracce residue della sua presenza, come la barchetta ancorata nella piccola insenatura in primo piano. Ciò corrisponde, del resto, alla poetica stessa dei chiaristi che eliminando l’uomo e alleggerendo i volumi della realtà naturale sottolineavano l’esigenza di sottrarsi al peso della storia immergendosi in una natura di fragile armonia, tutta risolta nella leggerezza della luminosità atmosferica.