Stampa
Contenuti

Titolo dell'opera:

Casa nel piano di Ardenno (1959)

Autore:

Fiorenzo Tomea

(Zoppè di Cadore, Belluno 1910 - Milano 1960)

Dimensioni:

cm 59,6x44,5

Tecnica:

Olio su tela

Stile:

Realismo magico

Firma:

Firmato in basso a sinistra: Tomea; firmato e datato sul retro sulla tela: F. Tomea/Autunno 1959

Provenienza:

Commissione diretta della banca all’artista nel 1959

Esposizioni:

1990, Sondrio, Palazzo del Governo, Il paesaggio valtellinese dal Romanticismo all'Astrattismo, n. 44.

Bibliografia

14 pittori in Valtellina e Valchiavenna, a cura di M. Gianasso, Sondrio 1961, tav. XXIX; F. Monteforte, Il paesaggio valtellinese dal Romanticismo all'Astrattismo, catalogo della mostra, Milano, 1990, p. 166-167; AA.VV., Tesori d'arte delle banche lombarde, Roma, 1995, p. 517

Casa nel piano di Ardenno (1959)

Grande e immobile sul piano, chiuso dalla massa imponente della montagna alle sue spalle, da cui lo divide il corso del fiume, il vasto casolare alpino sembra bloccato in una atmosfera metafisica  di “realismo magico”, chiaramente ispirata a Carrà e al primitivismo quattrocentesco di Novecento.La montagna, massa cerea dai contorni netti, morbidi e soffusi, è una quinta avvolgente e protettiva che non ha nulla di minaccioso. La natura autunnale, nel suo ritrarsi e imbrunire, accentua la malinconica solitudine del casolare che diventa presenza evocativa e memoria lirica. Le sue finestre sono occhi sulla facciata al sole, mentre lo spoglio tronco che si staglia sulla facciata in ombra, pare contorcersi ed elevare al cielo, come nude braccia, i suoi rami. Il titolo è “Casa nel piano”, ma nel quadro il piano si vede appena e al suo posto ciò che si nota è invece l’imponente e dolce verticalità della montagna, mentre lo spazio orizzontale della composizione in primo piano è dominato dal casolare rappresentato con solido monumentalismo architettonico.Tomea riprende qui quel filone di poetica malinconia tipico di quasi tutti i suoi paesaggi alpini cadorini e così diverso dal selvaggio primitivismo macabro e surreale dei suoi teschi e delle sue candele.

Se la data, “Autunno 1959”, apposta dall’autore, corrisponde a quella reale, questa è una delle ultime opere di Tomea, morto a Milano nel 1960.