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Titolo dell'opera:

Paesaggio agreste con contadini e pescatore

Autore:

Pittore veneto del XVIII secolo

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Dimensioni:

cm 56x80

Tecnica:

Olio su tela

Stile:

Naturalismo arcadico veneto

Provenienza:

Acquisto da collezione privata milanese (1986)

Paesaggio agreste con contadini e pescatore

Questo gradevole paesaggio arcadico monocromo settecentesco con contadini e pescatore è entrato far parte delle collezioni della Banca Popolare di Sondrio nel 1986, insieme al suo pendant, il Paesaggio agreste con mulino e contadini (vedi scheda), con un’attribuzione ipotetica di Clara Canzi Colombo al pittore veneto Gaetano Zais, malgrado una targhetta metallica in cornice riportasse esplicitamente la dicitura “Giuseppe Zais (1709-1784)”. Quest’ultima scritta, peraltro, si deve supporre risalga a prima del 1960, anno in cui Roberto Bassi-Rathgeb ha pubblicato l’atto di morte del pittore che reca la data del 1781 e non del 1784, come per molto tempo si è creduto (Roberto Bassi Rathgeb, Novità documentarie sui pittori Zais, in “Arte veneta”, XIII-XIV, 1960, pp. 242-243).

In ogni caso, se la paternità di Giuseppe Zais (Forno di Canale, Belluno, 1709 - Treviso, 1781)

è senz’altro da escludere mancando del tutto in questo paesaggio quel vivace e mosso realismo narrativo, quel senso pittoresco e leggermente drammatico del paesaggio collinare veneto e quel caldo cromatismo brunaceo reso con una pennellata frazionata e sciolta che caratterizza i paesaggi arcadici dell’artista bellunese vissuto all’ombra dello Zuccarelli e morto povero all’ospedale di Venezia, anche l’attribuzione al più modesto e meno noto Gaetano Zais - che si suppone di Giuseppe fosse il figlio e l’allievo - è difficilmente sostenibile. Di quest’ultimo infatti, si conoscono solo un paesaggio in collezione privata a Padova, firmato e datato 1788, “riecheggiante nelle macchiette Giuseppe Zais, ma di qualità molto inferiore” (R: Bassi-Rathgeb, Novità sui pittori Zais, cit. p. 243) e quattro paesaggi recentemente attribuitigli da Domenico Succi (Domenico Succi, Pittura di paesaggio a Venezia nel Settecento. “Lo sfortunato vivente Giuseppe Zais”. Nota su Gaetano Zais, in Marco Ricci e il paesaggio veneto del Settecento, catalogo della mostra, a cura di D. Succi e A. Delneri, Milano, Electa, 1993, pp. 171-177). Si tratta di opere che, al di là di qualche particolare - come gli stormi degli uccelli nel cielo o i tocchi di bianco che ravvivano le figure - non rivelano per il resto, né nella fattura degli alberi, né in quella delle case o delle rocce, né nelle macchiette, né nel tono narrativo, una qualsiasi affinità formale con questo pendant di paesaggi monocromi di tono più popolare, che riecheggiano i modi dello Zais, ma vanno ricondotti al filone minore del paesaggio arcadico veneto della seconda metà del Settecento (si vedano le osservazioni che sullo Zais e sul filone arcadico minore del Settecento veneto fanno Franca Zava Boccazzi, Francesca Bottacin ed Elisabetta Antoniazzi Rossi, in Da Padovanino a Tiepolo. Dipinti dei Musei Civici di Padova del Seicento e Settecento, catalogo della mostra, Milano, Electa, 1997, schede nn. 252-261 e 929-934).

Assente in questo paesaggio agreste, sul modello dello Zais, ogni intento idealizzante, vi si perde, tuttavia, anche quel vivace realismo narrativo e quel gusto della varietà e dei contrasti che dava all’arcadia del pittore bellunese un sapore quasi preromantico che qui si stempera invece in una idillica monocromia rurale alquanto fredda e convenzionale, non priva di qualche ingenuità compositiva.