Stampa
Contenuti

Titolo dell'opera:

Paesaggio agreste con mulino e contadini

Autore:

Pittore veneto del XVIII secolo

( - )

Dimensioni:

cm 56x80

Tecnica:

Olio su tela

Stile:

Naturalismo arcadico veneto

Provenienza:

Acquisto da collezione privata milanese (1986)

Paesaggio agreste con mulino e contadini

Anche questo paesaggio arcadico monocromo, come il Paesaggio agreste con contadini e pescatore (vedi scheda) di cui costituisce il pendant, non può stilisticamente ricondursi a Giuseppe Zais, come è detto nella targhetta metallica sulla cornice, dove peraltro risulta superata la data di morte dell’artista oggi accertata al 1781. Ed è anche difficilmente attribuibile al più modesto e meno noto Gaetano Zais, che di Giuseppe forse fu il figlio e l’allievo, come è stato ipotizzato nel 1986 da Clara Canzi Colombo nella perizia che accompagna l’acquisto delle due opere. Manca, infatti, in esse sia la realistica vivacità narrativa e la pittoresca varietà dei paesaggi del primo, sia la più grezza e stemperata arcadicità del secondo.

Il grande mulino con le enormi pale in cima alla torre che ne forma il corpo centrale, dà il tono a questa scena di arcadia pastorale. Al centro due contadini seduti che attendono al pascolo delle loro mucche, conversano con una terza contadina di passaggio, in piedi col cappello a larga falda in testa, lo scialle sul corpetto e il paniere infilato nel braccio. La conversazione si svolge sullo sfondo di una quotidianità campestre che scorre placidamente, come il viandante e il carrettiere che passano lungo la strada, come le mucche intente ad abbeverarsi, come gli uccelli che transitano nel cielo, come la vita all’interno del cascinale dai cui camini si intravede fuoriuscire un filo di fumo, come il vasto paesaggio della collina veneta che si perde sullo sfondo. La stessa monocromia del quadro sembra sottolineare questa rilassata monotonia della quotidianità campestre.

Ci troviamo, insomma, di fronte a una graziosa scena agreste di sapore arcadico, che nelle macchiette, nello specchio d’acqua e negli altri elementi del paesaggio si richiama ai modi dello Zais - centrati sulla descrizione della vita contadina della collina veneta - senza raggiungerne, tuttavia, l’animato realismo e la forza sottilmente drammatica che emana dai suoi paesaggi e che si esprime in un cromatismo dai toni caldi e brunacei e in una pennellata fluida e frazionata

Qui la scena è, invece, alquanto statica e di popolare semplicità e più che il lavoro e la vita contadina, sono in primo piano gli ozi pastorali, mentre le architetture rurali marcano pesantemente il paesaggio e nella loro greve linearità denunciano la loro forte distanza stilistica dalle architetture contadine di gusto più realistico e quasi etnografico che costellano i paesaggi non solo di Giuseppe, ma anche del meno dotato Gaetano Zais. E sono proprio questi caratteri più approssimativi e popolareschi che inducono a riportare questo paesaggio e il suo pendant (vedi scheda e relativi riferimenti bibliografici) al filone minore del paesaggio arcadico veneto della seconda metà del Settecento.