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Immagine di pergamena con glossa

Murales

E' il nome spagnolo dato a quelle vaste composizioni, simili agli affreschi, realizzate in Messico negli Anni venti nel corso della rivoluzione di Pancho Villa e Emiliano Zapata, con l'intento estetico e politico-ideologico di dar vita a una pittura epica e monumentale di forte realismo popolare, profondamente innestata nelle tradizioni figurative centroamericane. I tre grandi esponenti del muralismo messicano, Diego Rivera, José Orozco e David Alfaro Siqueiros, li realizzarono ricorrendo talora anche alla pistola ad aria compressa con cui sparavano il colore entro gli spazi delle figure delimitati sul muro dalle mascherine. In tutti questi tre grandi esponenti dell'arte messicana del Novecento, la tecnica e il carattere popolare di queste composizioni nascondono in realtà una raffinata indagine sui cicli di affreschi di Michelangelo e di Giotto e sugli sviluppi del cubismo da Juan Gris a Picasso, condotta durante il loro soggiorno in Italia e in Europa tra il 1910 e il 1920. E, d'altronde, la tecnica e il linguaggio visivo del muralismo messicano che mutua alcuni aspetti del linguaggio cinematografico, hanno esercitato una certa influenza sull'Action painting e l'arte gestuale americana del secondo dopoguerra. Il muralismo ha avuto una forte reviviscenza negli anni '70 durante la rivoluzione cilena di Allende col ricorso, in questo caso, all'uso delle bombolette spray che ha dato vita, in questi ultimi decenni, al vasto fenomeno dei graffiti murali urbani in cui si raccolgono le ansie, le angosce, gli slanci e le paure delle generazioni più giovani. Allo stesso tempo, con tecniche diverse e intenti più propriamente estetici, i murales sono diventati in molti piccoli centri una forma di decoro urbano, se non un motivo di vera e propria attrazione. Il muralismo novecentesco ha segnato così la riscoperta del muro come spazio di comunicazione riprendendo una delle forme più antiche di arte popolare fin dal Medioevo.